Archivi tag: gianni manzotti

Addio al Piano

Addio al Piano

Glaube, Liebe und Hoffnung (Fede, amore e speranza) in FA Mag.  Anh. 15″  è una breve pagina scritta per pianoforte. Scritta da Ludving van Beethoven, intorno alla quale ci sono notizie confuse e di difficile costruzione. Sembra che sia stato pubblicato nel 1838 (1858?) dall’editore Gustav Cranz a Berlino, poi con il titolo di “Beethoven’s Adieu to the Piano” (Addio al piano”), dall’editore Boosey a Londra.

Valzer

La dicitura ‘Valzer‘ non corrisponde alla stesura de l’addio al piano,  brano sia per il tempo, “Moderato con molta espressione”, sia per la presenza di un trio centrale.  Con caratteristiche che nulla hanno a che fare con la struttura compositiva di un valzer.

Addio al Piano
Addio al Piano

“Addio al piano” per la Fatina

Comunque ciò che importa è quale significato ha avuto per me e quale emozioni ha mosso e muove ancora oggi quando lo suono. Questa pagina pianistica mi è stata presentata la prima volta dal mio maestro Gianni Manzotti. Insieme al racconto relativo alla drammatica vicenda della sordità di Beethoven, quando ero molto piccola. Ricordo che sono stata emotivamente colpita, tanto che mi sono messa a piangere. Il mio maestro mi ha messo una mano sulla spalla dicendomi: “Questo, per “l’addio al piano”, è proprio l’atteggiamento giusto per affrontare questo brano, però non piangere ogni volta, studialo bene!”

L.V. Beehtoven
L.V. Beehtoven

Ludving van Beethoven

Non so se davvero questo brano sia legato alla sordità del grande Maestro, però le emozioni che sia da bimba che adesso mi muovono dentro sono molteplici e molto profonde. Sento in questo brano dolcezza e drammaticità che si alternano in modo irregolare; il cambio avviene anche tra una battuta e quella vicina, a volte anche nella stessa battuta.

Quando lo suono

Quando lo suono è come se mi trovassi nella situazione di spiccare il volo e nell’immediato di precipitare, un brano, a mio avviso, magico, che ogni volta mi fa provare emozioni intense e profonde, un pezzo molto maschile ma a tratti anche molto femminile, traspare una femminilità direi adolescenziale. Un piccolo scrigno che, una volta aperto ti avvolge intrappolandoti nelle sue molteplici musicali emozioni. Questa è la mia versione de “l’addio al piano”

Concerto di Capodanno


Da piccola il giorno di Capodanno lo trascorrevo con i nonni materni. Durante il concerto di Capodanno a Vienna, mentre gli zii e i miei genitori restavano in cucina seduti all’accogliente e amorevole tavola, mio nonno e io ci trasferivamo in sala per guardare il concerto. Lo potete ascoltare nel video qui sopra!

Le ballerine del Concerto di Capodanno

Ero affascinata dalle ballerine con i loro magnifici abiti che svolazzavano al ritmo dei valzer, dai luoghi incantati e dai sfarzosi palazzi, ma mio nonno richiamava la mia attenzione sui movimenti del direttore d’orchestra e sulle varie sezioni dei musicisti.  “Ascolta bene cosa stanno suonando i contrabbassi, i violoncelli, gli ottoni” e senza accorgermi mi aiutava a sviluppare un attento ascolto di tutta la partitura. Grazie nonno Mario. Ogni Concerto di Capodanno il mio pensiero e il mio cuore vanno a te, al mio musicista preferito e dal grande cuore.

Melody Bach
Melody Bach

Valzer viennesi

In questi giorni, per caso ho ritrovato un libretto con i più famosi Valzer viennesi e subito mi sono ricordata che il mio primo maestro di pianoforte, Gianni Manzotti, me lo procurò un’estate e mi ricordo che subito li volli suonare tutti per essere pronta al primo dell’anno. Non avendo ancora un pianoforte, la prima volta li suonai davanti ai miei familiari sul mio Bontempi arancione, cercando di compensare al meglio alle note mancanti visto che la tastiera era di due ottave o poco più. Ma che gioia! Purtroppo il nonno non c’era più, ma vedere le mie nonne, la mia zia e i miei genitori danzare o semplicemente tenere il tempo mi riempì il cuore di gioia, nonostante gli occhi lucidi.

“Sul bel Danibio blu”

Oltre a “Sul bel Danubio blu” di Johann Strauss, i miei valzer preferiti sono stati proprio questi, Le Rose del sud e Vita d’artista. Suonarli dopo tanto tempo mi ha fatto bene all’anima musicale e mentre li ho suonati ho sentito molto forte la vicinanza dei miei nonni, di mio papà e di mia zia e questo mi ha permesso di suonare con gioia. Ecco per voi il mio (mini) Concerto di Capodanno. Buon 2020 a tutti!

La danza dei Moretti

La danza dei Moretti” è un brano composto da Ettore Montanaro. Ho imparato a suonarlo all’età di sei anni grazie al mio maestro Gianni Manzotti che ricordo sempre con tanti affetto. Al compleanno dei miei 7 anni feci un mini concertino per le mie amichette tra le quali c’era anche Enrica Colombo. Se ne innamoró subito e ogni volta che veniva a casa mia mi chiedeva di suonarglielo.

Un piccolo regalo

Bene, circa un mesetto fa ci siamo incontrate e mentre stavamo parlando lei mi ha ricordato questo “La danza dei Moretti” e il desiderio di poterlo riascoltare. Avrei voluto preparare un regalino per Natale ma, dato che non ci sono riuscita, eccolo ora. Un regalo esclusivo per te cara amica mia e compagna di classe delle elementari. Spero tu possa provare le stesse emozioni di allora e grazie per avermelo chiesto. Un abbraccio